UNA FOTO, LA PRIMA DI COPERTINA DEL MIO NONO ROMANZO:UNA STORIA NELLA STORIA

Ieri sera sono stato folgorato da questa foto dell’avvocato Davide Diana al quale, da buon amico,penso di aver rubato copertina e titolo per il mio nuovo romanzo. La storia e le storie poi, come spesso accade, si intrecciano e Davide, in questo mio ultimo, solo in ordine di tempo spero, lavoro, mi sta coadiuvando leggendo e rileggendo i capitoli che, giorno dopo giorno, stanno nascendo. Sembra quasi che un cerchio si stia chiudendo… in positivo, mi auguro! Nel mio primo romanzo, “La Scelta”, ricordo di avere scritto tutto quasi di getto poi, quando ricevetti la proposta di pubblicazione da parte di quella che, dal 2010, è la Casa Editrice per la quale lavoro, il Gruppo Albatros Il Filo, scoprii un mondo del tutto sconosciuto e venni preso sotto l’ala protettrice del mio editore. Dopo l’emozione, che mai scorderò, di quella lettera nella quale mi venne proposto il contratto, credevo di avere terminato il mio compito con una firma apposta con qualche lacrimuccia di felicità. Era il “punto di vista” di chi mai, prima, avesse visto nascere un libro nella realtà! Il lavoro vero, infatti, era appena iniziato! Dopo un lungo percorso di editing, stremato dal dover leggere e rileggere ciò che io stesso avevo scritto, mi venne chiesto se avessi un’idea da proporre per la copertina, la prefazione, i ringraziamenti, la dedica e quanto altro…Insomma, la copertina fu l’ultima cosa a cui pensai mentre oggi, ancora agli albori del mio nono libro che uscirà non prima dell’estate 2019, voilà, folgorato da chi mi sta aiutando a correggerlo e perfezionarlo, la copertina è già decisa! Ho fatto lavorare i ragazzi del mio laboratorio di scrittura per tutto un anno chiedendo loro di inventare racconti sulla base di fotografie e, ieri sera, ho capito, sulla mia pelle, come un’immagine possa anche metterti in difficoltà non rivelando alcunché di se stessa oppure sia in grado di aprire un mondo intero stimolando sogni e fantasie. Non sono ancora arrivato alla metà del mio nuovo libro, quindi potrei cambiare idea ma, al momento, dal mio punto di vista, la copertina ed il titolo che vedrete nell’estate 2019 saranno quelli della fotografia che accompagna l’articolo di oggi!

 

Mario Catania

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Punti Di Vista, di Mario Catania

Qualcuno si ricorda la data in cui siamo andati a votare? Era….il 4 Marzo! Io davvero non vorrei essere al posto del Presidente Mattarella che mi sembra persona degna ma, soprattutto, di altra generazione. Oggi, a distanza di quasi due mesi, i “papabili” premier sono ancora lì a giocare come facevamo, ai tempi delle elementari, per formare le nostre squadrette di calcio…”io sto con Tizio ma non con Caietto, magari con Caio se dice che Tizio è cattivo…” eccetera eccetera. Salvini, Meloni, Di Maio che si mandano messaggi sorseggiando vinelli prelibati; Grillo che ogni due per tre se ne esce con qualche esternazione degna dei peggiori pagliacci oltretutto poco controllati a livello mentale…ed il povero Presidente che, di fronte a questa corrida di bimbi che vogliono il posto da capoclasse, deve rispondere ad una Nazione dando ad essa un Governo. Presidente, li mandi tutti a casa e faccia Lei un Governo del Presidente poiché, purtroppo, abbiamo capito che la democrazia, come Governo del Popolo, ha fallito! Forse non è stato il popolo a fallire ma la scelta che ha avuto di fronte è stata, a dir poco, ingannevole. Se fossi uno che avesse votato la coalizione di destra sarei non poco adirato per il fatto che un Matteo Salvini possa diventare la mia faccia nei confronti del mondo; se fossi uno che avesse votato Cinque Stelle sarei arrabbiato per aver compreso che le promesse elettorali di coloro nei quali avevo riposto la mia fiducia altro non erano che le solite fanfaronate; se fossi uno di sinistra, alla fine, sarei felice di vedere che quelli che hanno vinto, in realtà non sanno che pesci prendere e si autodistruggono in lotte intestine. Alla fine vogliamo scommettere che…gli ultimi saranno i primi? Presidente, faccia Lei! Questi sono bambini che non arriveranno mai ad un dunque…Mi ricordano un ragazzino di diciotto anni, neopatentato, al quale stiano facendo vedere le chiavi di un Porsche Turbo S…Non capiscono più un cavolo, normale,  vogliono diventare il Premier! Il solo problema è che noi dovremmo mettere il destino dell’Italia in mano a di uno di questi bimbi! Come diceva Renato Pozzetto…moooooolto pericoloso!

Mario Catania

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La sociopatia di Daria è ancora tremendamente attuale (dopo vent’anni) in questo Triste Mondo Malato

Chi segue da un po di tempo Bad Literature Inc. si sarà accorto che stiamo tentando di inserire pian piano sulla nostra pagina Facebook gli episodi di questa sardonica e visionaria serie animata. Il nostro obiettivo è quello di (ri)portare alla luce un validissimo prodotto, figlia di una televisione che non si prendeva troppo sul serio e che non cercava di lobotomizzare eccessivamente i suoi telespettatori. Anche se di aberrazioni del tubo catodico se ne sono viste anche allora. Ma vi erano più idee e non si rimestava troppo nel fondo del barile come avviene oggigiorno.

Nel dannatissimo 1997 la televisione era uno strumento che aveva ancora qualcosa da dire, uno dei mass media che poteva vantare ancora una certa centralità nell’immaginario collettivo. Ci si affidava a quella scintillante scatola nera quando si voleva essere informati, quando si era in cerca di intrattenimento casalingo e quando Mtv era in grado di fare da mediatore tra la cultura giovanile e quella incravattata e indaffarata degli “adulti”.

Ecco quindi che proprio in quel periodo il network televisivo musicale per eccellenza ha realizzato alcuni dei cartoni che hanno segnato l’adolescenza di una generazione intera, in grado di essere sempre attuali in qualsiasi periodo le si guardi. Dalla messa in onda del primo episodio di Daria il mondo è cambiato. Le nostre abitudini sono cambiate, così come quella di vedere il mondo e la realtà che ci circonda per mezzo di strumenti che stanno inesorabilmente alienando la nostra lucida capacità di giudizio in tutto.

Daria Morgendorffer rimane la voce più pura ed autentica che ci rimane per affrontare questi tempi in cui conta molto di più apparire che essere, dove la frivolezza diventa una vera e propria filosofia di vita a discapito della sostanza. Se ci si sofferma ad analizzare le tematiche affrontate da questo cartoon non si può fare altro che rimanere piacevolmente colpiti dal modo in cui gli ideatori della serie sono riusciti a creare un microcosmo di personaggi e situazioni nelle quali, almeno una volta nella vita, non ci siamo ritrovati a vivere.

Ogni personaggio di Daria è uno spaccato di un mondo che possiamo portare avanti negli anni, a cui possiamo cambiare usi e costumi ma che non troveremo mai banali, sorpassati o fuori contesto. E in tempi in cui il talento deve passare attraverso il giudizio “insindacabile” di una giuria di “esperti”, dove gli adulti non sanno più comunicare con i giovani e i giovani non sono più in grado di esprimersi, forse avremmo davvero bisogno di vedere la realtà con il sano cinismo che ci ha insegnato Daria. Senza mai prendersi troppo sul serio, s’intende.

Hank Cignatta

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Punti Di Vista, di Mario Catania

“..spesso er nemmico è l’ombra che se crea pè conservà un’idea: nun c’è mica bisogno che ce sia” ( Trilussa. Er nemmico.) . Ho sempre pensato che questa affermazione del grande poeta portasse con se’ molto di vero ed altrettanto di geniale. Oggi la notizia è il bombardamento in Siria, domani le elezioni, dopodomani un attacco dell’Isis…Poi, come per magia, non si sente più parlare di Isis, la Siria passa, nei telegiornali, dopo la sconfitta della Juventus, Al Qaeda sembra essersi dissolta nel nulla ed eccoci qua, pronti ad aspettare la notizia di un nuovo nemico! Buffo, non vi sembra? Allora, forse, le parole di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, poeta, giornalista e scrittore noto per le sue composizioni in dialetto romanesco, trovano una collocazione ben precisa anche oggi, a quasi settant’anni dalla sua morte. Distruggere è molto più agevole che costruire…quando ogni cosa vada male è, infatti, più semplice affermare che tutto sia sbagliato piuttosto che proporre un’idea per cambiare la situazione. Ecco, allora, che tutti, dal macro al micro mondo, cercano di focalizzare l’attenzione sull’esistenza di un nemico, vero o presunto che esso sia, piuttosto che proporre idee realistiche e realizzabili. Eh già, forse è proprio la parola “idee” a fare paura! Ma un’idea Machiavelli ne “Il Principe” l’aveva avuta…”Il principe non deve essere ciò che è ma sembrare ciò che i sudditi vogliono che sia”. Affermazione geniale quanto terrificante che, trasposta a tutti noi, piccole formichine nel mondo, ignari ed avulsi dalle grandi verità mondiali, ci porta ad intendere come nessuno mai potrà, nemmeno lontanamente, avvicinarsi alle ragioni degli equilibri dei quali siamo spettatori. Mi conforta, in tutto questo assistere impotente a bombardamenti mediatici, la convinzione che una terza guerra mondiale non scoppierà poiché nessuno potrebbe averne interessi, neppure economici, visto che, purtroppo, l’industria della Guerra è, ad oggi, fin troppo prosperosa ed in attivo!

Mario Catania

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Punti Di Vista, di Mario Catania

Ieri mattina ho ricevuto la telefonata di un amico di Forlì il quale, bello carico, per usare le parole di un marchio di quella terra, mi chiedeva di prenotare, per lui e la sua compagna, un albergo a Sauze d’Oulx in occasione del ponte del 25 Aprile. Io gli ho risposto che, forse… un – uno di numero – albergo ci sarebbe stato ma se fosse venuto per sciare, beh avrebbe trovato solo impianti chiusi e desolazione, sa va sans dire. Eggià ma il mio amico viene dalla Romagna, terra, insieme al Trentino, certo avanti anni luce in quella che potrebbe essere, se adeguatamente sfruttata, la prima e migliore risorsa del nostro territorio: il turismo. Il mio amico vede, quindi, tutto sotto un diverso “punto di vista”. La Valle di Susa, paradossalmente, esce un po’ acciaccata nell’immagine turistica a causa di quella che dovrebbe essere sua la maggiore risorsa: la neve! Per carità io scrivo, noto ma non faccio turismo quindi sono fuori da certe dinamiche. Quello che mi ha lasciato basito sono stati, tuttavia, due accadimenti. Sono salito in seggiovia, un paio di settimane fa, con un albergatore di Sestriere il quale, nel momento in cui ho osato accennare al fatto che fosse un peccato chiudere la stagione sciistica così presto e con così tanta neve, mi ha risposto che, se gli impianti fossero rimasti aperti, per lui sarebbe stato un problema piu’ che un guadagno. Lo stesso, con meno cortesia mi è stato fatto indirettamente notare da un commerciante di Sauze, con il quale stavo parlando la scorsa settimana, e che, alla stessa obiezione, ha risposto andandosene a vedere la “gara di attraversamento del guado d’acqua” di fine stagione. Ecco, allora, che non posso biasimare le società che gestiscono gli impianti sciistici quando affermano che loro stessi chiudono perchè… “tanto”, alberghi e ristoranti sono chiusi; non posso deplorare i ristoratori che affermano di chiudere perchè… “tanto”, gli impianti e gli alberghi sono chiusi; non posso criticare gli albergatori i quali sostengono di chiudere perchè…”tanto”, gli impianti e ristoranti sono chiusi e non posso disapprovare i negozianti quando asseriscono che sarebbe inutile rimanere aperti visto che impianti, alberghi, ristoranti e bar sono chiusi. Questa gara di tutti contro tutti i, commercianti, alla chiusura mi sconforta non poco così come mi sconforta vedere pubblicate sui social immagini dagli stessi felici di essere lontani dal freddo, dalla neve…quella stessa che, se non arrivasse l’anno prossimo, metterebbe loro in serissima difficoltà. Parlando di questo con amici e non, sento tanti prendersela con i gestori degli impianti ma vorrei fare riflettere queste persone su di un particolare: questi signori sono, forse, l’ultimo anello della catena perchè, posso testimoniarlo, vi sono locali che, ad impinati aperti, hanno chiuso addirittura prima di Pasqua! Qualcuno potrebbe controllare, non so chi, magari il Comune perchè con tre metri reali di neve, ad oggi, le nostre montagne meriterebbero di essere nel pieno della stagione pronte a ricevere i turisti per i ponti del 25 aprile e 1 maggio…Ma occorrerebbe quella che è, da sempre, stata l’anima del commercio: la pubblicità!

   Mario Catania

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Punti Di Vista, di Mario Catania

“Sono solo un bambino. Vorrei addormentarmi con la mia mamma, il mio papà, il mio orsacchiotto e, magari, un cagnolino. Non voglio più sentire il rumore delle bombe…  Vorrei fare la nanna come quelli fortunati che non sanno di queste cose…”

 

Credo la Guerra il peggiore dei Mali. Tuttavia, quando vedo fotografie di bambini, con gli occhioni più’ grandi del loro faccino, cercare imploranti un aiuto, una risposta, a quanto stia accadendo Loro beh… mi sorge il dubbio che sia proprio il termine “guerra” ad essere usato in modo inappropriato. Quante notizie, quante paure vengono, infatti, a noi poveri uomini e donne comuni, propinate di giorno in giorno per poi scomparire, come inghiottite da una bolla di sapone, sostituite da altre, identiche per intensità? Il fatto che maggiormente mi preoccupa, non è l’esistere o il persistere dei conflitti, che, ad essere realisti, non termineranno mai, ma il fatto di non sentire più parlare dei cosiddetti “criminali di guerra”!…Che cessino di esistere mi sembra impossibile, quindi mi sorge il dubbio che tutto quanto, un tempo, fosse condannabile, oggi possa essere accettato. Non credo che questa notte, la prossima o nei prossimi mesi, possa scoppiare una Terza Guerra Mondiale perché, ormai, l’industria della Guerra è diventata, appunto, “un’industria, un’azienda” in grado di fare business e di vivere sulla domanda. Riflettendo sulle famose parole di Albert Einstien che non ripeto poiché, credo, conosciute anche dai sassi, arrivo a concludere che la “domanda” non sia mai stata tanto prosperosa come in questi tempi…. L’altro ieri avevamo paura di Saddam Hussein, il giorno dopo di Al Qaeda, quello successivo dell’Isis. Temevamo, poi, che il terzo Conflitto Mondiale potesse nascere in Turchia, ne abbiamo avuto, lustri fa, timore durante la guerra nella ex Jugoslavia poi, come per magia, la bolla si è dissolta. Allora…”viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, trovando, tornando a sera, cibo caldo e visi amici…” tanto la Guerra non toccherà mai più noi ma solo quei bambini che vediamo ogni giorno, mentre mangiamo, implorare una risposta al Loro grido di aiuto. Sono lontani, va bene così, sa va sans dire.

Mario Catania

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Punti Di Vista, di Mario Catania

Forse qualcuno di voi saprà che, oltre a scrivere romanzi, co – dirigo un laboratorio di scrittura e giornalismo, nel quale collabora anche il direttore Enrico Cignatta e mi occupo di sicurezza nell’ambito dell’equitazione. Per una volta mi voglio staccare dalle pagine di “Un cavallo in famiglia”, il giornale dell’amico Glauco Ricci con il quale collaboro, per parlare di equitazione sotto un diverso punto di vista. La base di uno sport sono le giovani leve e, purtroppo, nel nostro, ve ne sono molto poche le quali non siano già figli di appassionati. Per chi abbia da sempre vissuto con i cavalli essi rappresentano l’animale perfetto, l’ amico fedele ma a chi non ne abbia mai avuto esperienza incutono, spesso, timore. I genitori, quindi, si dividono in due categorie : quelli che non considerano minimamente l’ equitazione una disciplina pericolosa per i loro figli e quelli che fanno praticare loro qualsivoglia sport pur di non farli avvicinare ad un cavallo. E’ un peccato davvero che, al di fuori del mondo di noi cavalieri, questo sport sia considerato tanto rischioso eppure sono le statistiche a parlare! Siamo costantemente nella top ten delle discipline piu’ pericolose, statistica stilata calcolando il numero degli infortuni rispetto a quello dei praticanti. Certo, andare in moto e perfino in motorino, se non addirittura in macchina, lo sarebbero molto di piu’ se non vigesse, dal 1986, l’obbligo del casco per i motocisclisti e da esattamente trent’anni, dall’11 aprile 1988, quello delle cinture di sicurezza per gli automobilisti. Da quei tempi, poi, i dispositivi di sicurezza si sono evoluti anno dopo anno nei sistemi di frenata, negli airbag e quanto altro. Per chi veda l’equitazione da fuori penso sia utile sapere che, anche per noi cavalieri, la tecnologia e la ricerca hanno fatto passi in avanti immensi: esistono caschi di ultimissima generazione stracertificati ed in grado di resistere ad urti pesanti; staffe capaci di aprirsi durante la caduta in modo da evitare che il nostro piede rimanga agganciato; esiste addirittura il sistema airbag…un semplice gilet che si gonfia in caso di caduta proteggendoci con venticinque litri di aria…la stessa differenza tra cadere a terra battendo il petto o la schiena sul cemento oppure atterrare su un canotto! Ecco allora, cari genitori, – come la signora Patrizia, mamma di un ragazzino che ha frequentato Labor, la quale mi disse”faccio fare qualsiasi cosa a mio figlio ma non l’equitazione. Lui vorrebbe andare a cavallo ma quello no! Mi fa paura.” – che, potremmo vedere l’equitazione sotto un diverso punto di vista pensando che sia uno sport del quale, se i nostri ragazzi se ne innamorassero, avrebbero poco tempo da dedicare ad altre distrazioni, visto che il rapporto con un animale è, per certo, impegnativo a qualunque età. Per chi non sia addentro a questo mondo, il 2018 è stato dichiarato, dalla Federazione Italiana Sport Equestri, l’anno dedicato alla sicurezza. Per questa ragione invito i genitori, le famiglie, a venirci a trovare durante le tre giornate di Piazza d’armi 2018 anche oltre quella di venerdì 18, giorno in cui il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha invitato le scolaresche di Torino e provincia a venire ospitate dalla manifestazione, in modo da toccare con mano il mondo dei cavalli, dalle competizioni ai dispositivi di sicurezza!

 

Mario Catania

 

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Punti Di Vista, di Mario Catania

Qualche giorno fa ricordavo come non fosse merito o demerito di alcuno quello di essere nati belli oppure brutti, sani oppure malati e, credo che la stessa riflessione possa essere proposta per il luogo in cui siamo nati. In Siria, bambini come i nostri, occhi al cielo, temono che la fine arrivi esattamente come quella, magari, delle loro mamme e dei loro papà; altri muoiono di stenti, malattie; uomini e donne combattono per la fede, la libertà e trovano per questo la morte. Penso dovremmo ricordare ai nostri ragazzi e ragazze, ed a noi stessi, di ringraziare, magari la sera prima di dormire, Dio, per chi creda, o la sorte, la fortuna, Qualcuno o qualcosa, comunque per quante fortune ci abbia dato, compresa quella di nascere e crescere in una nazione in pace. Portando i giovani a queste riflessioni, daremmo una grande mano a combattere fenomeni quali il bullismo, ancora più inaccettabili poiché vanno a colpire proprio laddove vi siano debolezze, sofferenze e, magari, bisogno di aiuto e comprensione. Ho un ricordo nitido del tempo in cui si combatteva la guerra nell’ormai ex Jugoslavia, erano gli anni dal 1991 al 2001. Non ricordo l’anno con precisione ma ero ancora ragazzino, quindi, penso, anni novanta; ero seduto, una sera, in spiaggia a Milano Marittima e guardavo il mare. Sopra di me passavano aerei da guerra ed, al di là di quell’immensa distesa di acqua oltre la quale, di giorno, si possono scorgere le coste Jugoslave, vedevo luci accendersi secondo dopo secondo: erano fiamme, bombe, distruzione. Gli stessi aerei che poco prima mi avevano assordato con il loro passaggio avevano portato la morte magari a ragazzi come me, bimbi molto piu’ giovani, donne, uomini, animali, esseri viventi i quali morivano nello stesso momento in cui uno, del tutto uguale a loro e differente solo per nascita e fortuna, stava seduto osservando la guerra dal suo punto di vista. Quando, poi, il giorno successivo vedevo le immagini trasmesse dai telegiornali, esattamente come mi capita oggi, pensavo a quanto impressionante potesse essere la vita ed a quante spiegazioni sia impossibile arrivare con la nostra mente. Forse, allora, per certe fortune, si dovrebbe solo dire…”grazie” e rimandare, per chi creda, la spiegazione ad un tempo, speriamo il più lontano possibile da arrivare.

Mario Catania

L’ignoranza generazionale, insostenibile peso di mancanza culturale

Cosa succede se l’industria della moda saccheggia uno dei simboli più importanti della libertà di espressione giovanile degli ultimi vent’anni? Un vero e proprio disastro. Sommato alla bancarotta di valori dimostrata dalle nuove generazioni, il quadro assume connotato quantomai inquietanti. E’ quello che sta succedendo da qualche mese a questa parte, dove non è difficile incontrare per strada orde di giovani che vanno in giro con le braghe vistosamente tagliate all’altezza delle ginocchia. Fin qui nulla di male, dirà qualcuno di voi. E su questo non posso che essere d’accordo. Ma quello che desta più preoccupazione è la totale ignoranza dei diretti interessati sul significato socio-culturale che ha la scelta di andare in giro conciati in quella determinata maniera. Qualora foste spinti da uno strano moto di curiosità e chiedeste a uno dei tanti adolescenti che si possono incontrare per strada sul perché abbia scelto di indossare un capo di abbigliamento vistosamente sgualcito, non sapranno darvi una risposta adeguata. Verrete innanzitutto guardati come se foste degli alieni provenienti dalla parte più remota della galassia, per poi ricevere una delle affermazioni più agghiaccianti alle quale potreste andare incontro. “Erano in saldo”, “Li aveva la mia amica e non potevo non comprarli”, “Sono dei Moschino, li ho pagati un occhio della testa!”. Figli inebetiti di una moda indotta, seguita senza la benché minima presa di coscienza sulle motivazioni che la hanno portato alla diffusione di massa, adepti del pericoloso pressapochismo galoppante di cui si ammanta con violenta ignoranza questa società dell’apparire. I grandi marchi modaioli hanno letteralmente depredato uno dei simboli della cultura Grunge e, più in generale, del rock stesso. Lo hanno dato in pasto ad un manipolo di ragazzini che tutto ignorano e che tutto lasciano passare, essendo questi simboli di una cultura che a loro non appartiene più. Retaggio di un mondo che sembra lontano anni luce da questi soggetti, dove nulla sembra più degno di essere vissuto per poter essere ricordato. Sembrano ormai passati fin troppi lustri quando, da ragazzini, si prendevano i jeans e si passava la pietra pomice sul tessuto per logorarli lentamente, addobbandoli con le toppe dei gruppi rock più in voga del momento. Altri tempi, altre teste. Ma sopratutto una diversa cultura che ha portato la generazione di quelli che, come chi vi sta scrivendo, ha sempre di più la netta sensazione di scivolare in un mondo troppo diverso da loro. L’ennesima prova che l’ignoranza generazione è un serio fardello con il quale dover fare i conti. E non sempre è un tipo di esperienza edificante, anzi.

   Hank Cignatta

Punti Di Vista, di Mario Catania

Nei giorni di venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 Maggio, a Torino, si terrà una manifestazione intitolata “Piazza d’armi 2018. A cavallo della cultura tra passato e futuro.” La Federazione Italiana Sport Equestri ed il Comitato Regionale FISE Piemonte hanno voluto prendere spunto dalle celebrazioni per i centocinquant’anni dalla nascita di Federigo Caprilli, il padre dell’equitazione moderna, per creare qualcosa di nuovo nella nostra città. Non ci siamo, infatti, limitati a proporre un evento equestre il quale avrebbe raccolto il pubblico degli appassionati e nulla piu’ ma abbiamo voluto portare, in una delle Piazze storiche della nostra città, un’equitazione dove atleti di livello, anche olimpionico, metteranno a disposizione le loro abilità per creare spettacolo. Ecco, è proprio questo cio’ che vorremmo fare: dare vita ad un evento letterario in Torino dove l’equitazione dia spettacolo di sè anche al di fuori degli ambienti ad essa, per così dire, riservati. Ricordando, poi, le parole di una delle canzoni piu’ belle di Whitney Houston “I believe the children are our future…” abbiamo deciso di offrire in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, una duplice opportunità a tutti i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado di Torino e provincia: quella di poter partecipare all’evento come coprotagonisti, nella prima giornata accompagnati dagli insegnanti e, nelle successive, con le famiglie e quella di partecipare ad un vero Premio letterario a mezzo del quale è stata messa in palio la pubblicazione gratuita di un libro di loro racconti. Un “punto di vista” diverso sia per Torino che per il mondo dell’equitazione. Per chi mi conosca, magari anche solo facendomi il grande onore di leggere quello che scrivo, credo sia evidente l’orgoglio con il quale escono dalla mia penna queste parole. Cheddire? E’ vero, sono orgoglioso del lavoro che stiamo, tutti insieme, portando avanti per la nostra città. Creare dal nulla un evento nuovo non è certo semplice ma, di sicuro, affascinante e lo è ancora di piu’ quando la kermesse porti con sè, appunto, passato e futuro: cavalli, Storia, storia dell’equitazione, storia della nostra città, carrozze, macchine, scuole, libri…cos’altro si puo’ immaginare? Ah, dimenticavo: verrà anche dato spazio alla cultura della sicurezza a cavallo, argomento che, chi mi legga da sempre, sa quanto mi stia a cuore!

 

Mario Catania